Ho scritto un racconto su Word, lo ho salvato con password per ‘proteggerlo’. Oggi non lo trovo più nel cloud, e la password è sparita. Un paradosso digitale molto umano.
Un articolo conclusivo: le password non sono solo chiavi tecniche. Sono frammenti di memoria, segni di cura, tracce di chi eravamo. E ritrovarle è un atto di compassione verso sé stessi.
Ho acquistato un ebook in edizione limitata nel 2020. Oggi non riesco ad aprirlo: è protetto con DRM e una password personale. Un piccolo dramma da lettrice digitale.
La tesi di laurea, salvata in PDF/A con crittografia per ‘preservarla’. Oggi non riesco ad aprirla. La password? Forse il nome della mia relatrice. O forse no.
Dopo il ritorno da Lisbona, il PDF con le mie annotazioni, mappe e appunti di caffè non si apre. La password? Inventata sotto la pioggia di Alfama, e già svanita.
Un archivio 7z con cinque anni di foto milanesi: nebbia al Naviglio, aperitivi a Porta Genova, mostre a Brera. Protetto con una password ispirata a una poesia di Montale. E dimenticata.