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Il manoscritto protetto e il dilemma della memoria digitale

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Scrivere è un atto di fiducia.

Nel lettore. Nel tempo. In sé stessi.

Ma a volte, in un impeto di precauzione — o forse di vanità — applichiamo una password a un documento Word, come se volessimo sigillare una lettera d’amore prima ancora di averla spedita.

È successo con Il ponte di vetro, un racconto che avevo iniziato durante un soggiorno a Matera. L’avevo salvato su OneDrive, ma con la funzione “proteggi documento con password”. Non per impedire la lettura, ma per dare peso a quel testo — come se la sua esistenza dovesse essere accompagnata da un rituale.

Oggi, quel file non c’è più nel cloud sincronizzato. L’ho trovato solo in una vecchia copia locale, bloccata. E la password? Un gioco di parole tra “Matera” e “vetro”, con un numero che non ricordo.

Non ho voluto affidarmi a strumenti poco documentati. Ho cercato un servizio che supportasse il recupero password di file Microsoft Office, in particolare .docx e .xlsx, con crittografia moderna (AES-256) e compatibilità con versioni recenti.

CatPasswd ha soddisfatto ogni criterio: interfaccia semplice, analisi in tempo reale, possibilità di scegliere tra diverse strategie (brute-force leggera, dizionario contestuale, pattern riconosciuto). Ho caricato il file, indicato che si trattava di un documento Word, e ho lasciato che il sistema facesse il suo lavoro.

In meno di un’ora, la password è apparsa: matera_vetro2021. Esattamente come l’avevo pensata — ma dimenticata.

Questo episodio mi ha insegnato che la memoria digitale non è solo un problema tecnico. È un’etica: come custodiamo ciò che creiamo, e come permettiamo — un giorno — a noi stessi di ritornarci.

Se hai un file Word, Excel o PowerPoint bloccato da password, puoi provare il servizio di recupero password Office su CatPasswd. Il processo è sicuro, privato e non richiede installazioni. I risultati dipendono dalla complessità della password e dal formato del file.